Podcast Designer e fondatore di Podcastium
Ciao, questa settimana ho messo in fila fatti lontani tra loro che raccontano la stessa cosa, cioè che il numero su cui si decide il tuo lavoro lo produce quasi sempre qualcun altro, e quel qualcuno può cambiarne la definizione quando gli serve.
Substack ha pubblicato i dati di un lancio che dicono quanto vale davvero una lista email, Spotify ha alzato in silenzio la soglia per monetizzare e Podtrac ha fotografato i grandi editori americani che perdono pubblico misurato.
Se hai poco tempo leggi almeno i primi due, perché sono le due facce dello stesso problema, e in fondo trovi i podcast italiani nuovi.
Substack ha aggiunto nella sua applicazione una scheda dedicata ai podcast, e nello stesso post dichiara che chi pubblica podcast lì incassa complessivamente oltre 200 milioni di dollari l’anno.
La parte interessante però è l’esempio scelto, cioè il lancio di Organizing Things di Shea Serrano, 10.385 download e 126.000 visualizzazioni nella prima settimana senza un euro di promozione, e il dettaglio che spiega tutto sta in fondo, perché Serrano aveva già 128.000 iscritti alla newsletter.
Fai il conto e viene circa l’8%, che è un parametro con cui misurarti: indirizzi in lista, download nei primi sette giorni, percentuale che ne esce. Se sei molto sotto, il problema probabilmente non è il pubblico ma l’email con cui lo inviti.
Dall’8 settembre Megaphone chiede almeno tre episodi pubblicati per far entrare un programma nello Spotify Audience Network, mentre prima ne bastava uno, in pratica anche solo il trailer, e senza nessun annuncio né una nota nella documentazione.
Se produci serie chiuse da quattro o sei puntate la monetizzazione ti salta proprio quando l’attenzione è più alta, cioè al debutto, ma la cosa che mi colpisce non è la soglia, è il metodo, perché una regola economica è cambiata da un giorno all’altro su una piattaforma da cui parecchi fanno dipendere il conto di una serie intera.
Se domani cambiasse un’altra condizione senza dirlo, quanto tempo passerebbe prima che tu te ne accorga.
Per approfondire: FONTE
Da qualche giorno gira su decine di testate un articolo secondo cui quattro podcast su dieci non pubblicano da oltre un anno, e il dato viene da Podcast Amplify, una directory britannica che ha guardato 19.659 feed presi da Apple Podcasts e Podcast Index.
Podnews ha rifatto lo stesso conto su tutto l’indice, cioè 4,7 milioni di feed, e ne ha trovati 763.319 aggiornati nell’ultimo anno, il 19,3 per cento: i fermi non sono quattro su dieci, sono otto su dieci. La differenza nasce tutta da come scegli il campione, e in concreto ti riguarda se contatti altri programmi per scambi o ospitate, perché gran parte degli indirizzi presi da una directory punta a cose che non esistono più.
Per approfondire: FONTE
Magellan AI, nel suo benchmark del secondo trimestre 2026, ha misurato quando arrivano davvero le visite al sito dell’inserzionista dopo lo spot, e il 41 per cento arriva nella prima settimana mentre il 76% entro fine mese, con un tasso di risposta mediano del 2,23% degli ascoltatori unici. Tradotto: se un inserzionista locale ti chiama dopo sette giorni dicendo che non ha funzionato, sta guardando meno della metà di quello che succederà.
Adesso hai un dato pubblico per chiedere di aspettare fine mese, ma ti direi di scriverlo nel contratto prima di partire, perché una finestra concordata in anticipo è una trattativa, chiesta dopo sembra una scusa.
Per approfondire: FONTE
Tra i podcast italiani nuovi della settimana quello che mi interessa di più è Fuori Regge, di Francesco, psicologo indipendente, che racconta la psicologia di chi funziona benissimo fuori e fatica dentro, con un taglio divulgativo e dichiaratamente senza pose da santone. Il primo episodio è uscito oggi, ma il progetto no, perché è l’estensione di un sito di articoli già attivo, e quindi è il caso opposto a chi parte dal microfono e poi va a cercarsi un pubblico: qui c’è un archivio di testi che si dà una voce, con dominio proprio e host proprio invece di una piattaforma sola.
È la strada che ti consiglierei se scrivi da anni e ti chiedi se valga la pena registrare.
Ascoltalo qui https://open.spotify.com/show/3amHIRoMSZSIcjc0MWwbPI?si=cf54ae961e72433e
Avevamo intenzione di Sconfiggerlo, la storia dell’HIV dagli anni Ottanta a oggi: https://open.spotify.com/show/4dld1ZBPC5yPH0puu1PgqA?si=0cf1a75c545d4037
Secondo Ascolto, otto episodi RaiPlay Sound su canzoni italiane, dal 14 settembre: https://www.raiplaysound.it/programmi/secondoascolto
Leggere in bellezza, libri su corpo e cura con un’intervista all’autrice per episodio: https://open.spotify.com/show/5I9DN1YJN6qQysijqiNYFR?si=26c8825878f642de
La Materia Del Gol, la serie D del Varesotto tra diretta radio e podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-materia-del-gol–7329725
Se metti le notizie di questa settimana una accanto all’altra, quasi tutte parlano di numeri che non produci tu: la soglia di Megaphone, il ranker di Podtrac, la percentuale di feed vivi in una directory, la finestra di attribuzione di una campagna.
Su nessuno di questi hai voce, e in fondo va bene così, perché nemmeno Substack è casa tua e anche lì le regole le scrive qualcun altro.
La differenza è che da una lista di indirizzi puoi uscire portandoti dietro il pubblico, da un pannello di monetizzazione no, e la domanda che mi porto dietro anche io è quale numero sai ancora produrre da solo e spiegare in trenta secondi a chi ti paga.
Se questo articolo ti è stato utile, inoltralo a qualcuno che fa podcast e non lo sa ancora.
Se invece c’è qualcosa che vorresti vedere qui e non c’è, scrivici: leggeremo tutto.
A venerdì prossimo,
G.